Posts tagged ‘reputazione’

Web 2.0, un’occasione per l’azienda di raccontarsi in prima persona


Word Or Mouth (WOM) Marketing

“Se fossi un CEO istituirei l’ora obbligatoria di comunicazione sociale in azienda, in cui le persone possono andare sui social media (invece di chiuderglieli come se fossero capre in un recinto) e scrivere qualcosa, qualunque cosa credano sinceramente e intimamente sui prodotti dell’azienda. Anche se non è del tutto positivo, o ne evidenzia lati migliorabili.” Così si esprime Luca Vanzella sul suo blog Daimon.it a proposito delle aziende e del loro rapporto con il mercato attraverso i Social Media. Luca evidenzia la necessità per le aziende di raccontarsi e raccontare la loro esperienza, vissuta in prima persona, di utilizzatori dei loro stessi prodotti.

Quali vantaggi stanno ricavando dal loro utilizzo? Come si trovano? Qual è la loro esperienza di consumatori? Le aziende sono persone, e le persone usano i prodotti. Il panettiere, si spera, mangerà il pane che produce! Potrebbe quindi raccontarlo al mercato. Allo stesso modo anche i dipendenti di un’azienda potrebbero esprimersi condividendo con gli utenti della rete le loro impressioni da consumatori.

“Mi basterebbe” Conclude il nostro Luca nel suo post, “che scrivessero qualcosa di sincero, che imparassero a raccontarsi. Perché siamo tutti parte del mercato. perché la diffusione e la comunicazione sui social media la puoi delegare, e sei a posto con la coscienza e col tuo capo, ma a delegare la narrazione di quello che sei a qualcuno che non è te, alla fine quello che ti resta in mano è sempre una roba fatta a metà.”

Ma la domanda, provocatoria, resta: siamo poi così sicuri che le persone, in generale, usino effettivamente i prodotti dell’azienda per cui lavorano? E il prodotto, funziona veramente…?

28 luglio 2010 at 11:00 1 commento

Partecipa, Crea, Regola. Il modello PCR per il Social Media Marketing


PCR, tre lettere per ricordare tre parole fondamentali dell’interazione aziendale sui social media. Partecipare attivamente, Creare contenuti, Regolare i toni. E’ il modello PCR di Jordan Nasser , direttore globale delle strategie new media per la casa di moda svedese H&M, un vero esperto dei mezzi di comunicazione digitale.

PCR: Partecipa, Crea, Regola

  • P > Partecipa attivamente. La tentazione è spesso quella di iscrivere la propria azienda ai Social Network semplicemente per promuovere il proprio brand, senza  comunicare attivamente e partecipare alle conversazioni. Sfruttare al 100% i social network a livello aziendale significa utilizzarli nel modo in cui sono stati concepiti: come strumenti di dialogo e interazione col proprio pubblico di riferimento. Senza dimenticare che “i mercati sono conversazioni”;
  • C > Crea contenuti. Molto importante creare contenuti interessanti, segnalare notizie utili, proporre informazioni che gli utenti possano ritenere di qualità, e non solo messaggi promozionali, offerte e sconti. Anche la regolarità degli aggiornamenti è un aspetto da non trascurare: gli utenti web si stufano presto ed è necessario tenere alta l’attenzione.
  • R > Regola i toni. L’ambiente 2.0 non apprezza affatto i messaggi pubblicitari spacciati per interazione sociale. Occorre usare una certa delicatezza se non si vuole finire per essere considerati degli spammer o gente che usa impropriamente i social media. Meglio adottare toni soft, imparare ad ascoltare le conversazioni e inserirsi in maniera delicata, adattandosi a quanto sta succedendo nella “sala”, esattamente come sappiamo fare quando entriamo di persona in un luogo fisico in cui altri stanno già conversando tra di loro.

Per fare tutto questo e offrire ai propri utenti una presenza social di qualità occore dedicare tempo e risorse perché le azioni siano adeguate al mezzo che si sta utilizzando. Fretta e superficialità rischiano di “bruciare” la reputazione dell’azienda sul web. E le voci corrono, in particolare sui Social Network dove il tam tam è ancora più veloce. Le critiche online, grazie alla memoria di Internet, hanno una permanenza e una pervasività che possono comportare a lungo termine molti più danni dei benefici che azioni poco accorte possono procurare nel breve periodo.

14 gennaio 2010 at 12:14 3 commenti

Suicide machine, il sito per sparire dal web che non piace a Facebook


Pentiti del social, stufi della blogosfera, gente che rivuole indietro la sua vita per l’incapacità di gestire la propria “digital life”. Questo il  profilo degli utenti di SuicideMachine.org, sito nato appositamente per commettere il “suicidio virtuale” che in automatico disattiva qualsiasi traccia di passaggio della propria vita virtuale sui principali social network.

In pochissimi giorni si è verificata un’ecatombe che ha spaventato Facebook. Erano troppi 500 profili cancellati e 50 mila amici disattivati perché la cosa passasse inosservata. Così l’accesso al sito “suicida” è stato bloccato, intimando ai proprietari di smetterla con queste attività “antisociali” e dando loro un ultimatum di 3 giorni per comunicare le loro intenzioni. Sul sito sono così apparse le cifre del conto alla rovescia.

Ecco la presentazione video (in inglese) di Suicide Machine. Ma chiediamoci: è il mezzo il problema, o l’uso che se ne fa?

web 2.0 suicide machine promotion from moddr_ on Vimeo.

11 gennaio 2010 at 11:29 1 commento

Social network e politica a confronto


In un accorato intervento Sabrina Mossenta,Community Marketing Leader di Viadeo, risponde ad un rappresentante politico intervenuto in occasione della presentazione del libro “Impresa 4.0“. La parte finale del dibattito, tutta incentrata sul marketing politico e sull’interazione con i cittadini attraverso gli strumenti del web 2.0, ha messo a confronto due approcci spesso diversi tra mondo politico e web. Il primo, attento a contare gli elettori, il secondo a pesarli in termini qualitativi. 

Ecco le parti salienti dell’intervento di Sabrina. (altro…)

11 febbraio 2009 at 16:54 Lascia un commento

La reputazione in Rete bisogna guadagnarsela: l’esempio di AggregaBlog.


aggregablogAbbiamo vissuto per anni in un mondo in cui la comunicazione di tipo “broadcasting”, veicolata dall’alto al basso, portava aziende, istituzioni, politici e in generale le persone a pensare di potersi “creare la propria reputazione” attraverso siti vetrina autoreferenziali in cui autodefinirsi nei confronti della propria audience. Spesso si pensa ancora basti questo per far sapere agli altri quello che effettivamente si è, come si lavora, qual è il proprio rapporto con gli utenti o i consumatori, quale il proprio livello di servizio.

Quante volte abbiamo sentito dire nel mondo delle imprese (ma anche del no profit) che, ad esempio, un responsabile comunicazione deve “costruire fiducia”, in sostanza curare l’apparenza per salvare la faccia all’azienda, all’organizzazione, ai manager e al loro operato. Quasi che la reputazione fosse qualcosa da costruire artificialmente, in maniera “push”.

Col l’avvento del nuovo web, o web 2.0, non funziona più così. Oggi in Rete la reputazione non si può autocostruire: la reputazione, quella vera, sono gli altri che la costruiscono per noi. (altro…)

8 febbraio 2009 at 23:32 Lascia un commento


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