E-commerce e artigiani. Quale evoluzione in Italia?

3 febbraio 2015 at 15:57 5 commenti

L’e-commerce, questo sconosciuto. L’ignoranza crea paure infondate o al contrario, illusioni infondate. Perché non basate sulla realtà. In Italia il web e l’e-commerce sono tra questi argomenti oggetto delle più variegate credenze mitologiche. Centinaia di migliaia di imprenditori hanno ignorato il web finché non è arrivata la crisi. Prima l’approccio era: “Io non ci credo. Il web non fa vendere, quindi non mi interessa.” Adesso, al contrario, il pensiero è: “Con la crisi non vendo, se vado online avrò subito clienti da tutto il mondo”. Ma anche no.

Così anche le Università e gli Istituti di ricerca si stanno dando da fare per aiutare artigiani, commercianti e imprenditori a capire un po’ meglio cosa sta succedendo intorno a loro. In particolare, all’Università di Bologna, uno studente sta conducendo una ricerca sul mercato dell’artigianato locale e il social commerce (da lui – o dal suo professore – definito Web 3.0).

“Ho intervistato tanti artigiani che hanno risposto a una serie di domande, ora sto cercando influencers e tecnici del settore” mi scrive il ragazzo su Facebook. “Mi piacerebbe sapere la sua opinione con piccole frasi semplici, bastano poche parole anche solo una frase o qualche aggettivo a riguardo.” Ma siccome a me piacciono le cose fatte bene, gli ho chiesto di aspettare un po’ in modo da preparare delle riposte articolate che oggi ho il piacere di condividere con voi.

Come vede l’evoluzione dell’ecommerce in Italia?

I dati parlano chiaro. Dall’ultimo rapporto NetComm sullo stato dell’e-commerce in Italia emerge in maniera inequivocabile il fatto che, con un mercato che vale 13 miliardi di euro, siamo al momento della svolta. Nel 2013 sono 3,7 milioni gli italiani che hanno effettuato almeno 10 acquisti online. Credo quindi che nei prossimi anni vedremo una crescita costante degli acquisti online da parte degli italiani, che oramai hanno superato le remore dovute a questioni di sicurezza, timori di inserire i dati delle carte di credito ecc. L’acquisto da smartphone (mobile commerce) è anch’esso in crescita e credo continuerà in maniera esponenziale su settori specifici, ma non su tutti. In futuro anche i Social Network avranno una sempre maggior influenza nel processo d’acquisto: gli acquisti e le opinioni degli amici saranno sempre più determinanti nelle decisioni dei consumatori.

L’artigianato esiste ancora sul web o siamo schiavi di Amazon e di commodity a basso prezzo?

Chiaramente l’artigianato è un settore tipico da negoziato locale con una portata geografica limitata. Ma sul web, la nicchia è una grandissima opportunità. Sfruttando soprattutto i motori di ricerca, i prodotti e i servizi di nicchia hanno molta più possibilità di ottenere visibilità proprio grazie alla specificità del settore, sfruttando la cosiddetta “coda lunga”. Ci sono inoltre già in corso iniziative che possono aiutare gli artigiani, come quelle citate dal Sole24ore in questo articolo.

L’evoluzione del Social unito al ecommerce (il cosiddetto social commerce) può essere una risorsa di opportunità per una nuova domanda?

Credo che in futuro si parlerà sempre di più del Social Commerce, che già in Cina vede la sua massima espressione in Taobao, l’Amazon locale interamente basato sulla relazione di fiducia determinata dalla rete sociale. Ne parliamo nell’articolo Social commerce: Taobao e il segreto del suo successo.

Quale social network pensa possa più rivoluzionare il mercato del social commerce? E quale piattaforma ideale per un artigiano?

Al momento le piattaforme di Social Networking non sono i luoghi in cui vendere. Chi ci va con questo scopo rischia di far veramente arrabbiare gli utenti e di essere segnalato come spammer. Non credo infatti Facebook o simili diventeranno il luogo in cui effettuare gli acquisti online, poiché sarebbe stravolgerne la natura: i social network nascono come luoghi essenzialmente di svago, distrazione, informazione. Ma è probabile che le piattaforme di e-commerce subiscano una notevole evoluzione in chiave social. E, come accennavo prima, sarà sempre più determinante la social influence nelle decisioni d’acquisto.

Attualmente se un artigiano vuole vendere online in una piattaforma già esistente, e senza creare il proprio e-commerce, sicuramente deve andare su Ebay, soprattutto se produce o vende prodotti molto specifici e si rivolge ad una cosiddetta “super nicchia”. Conosco ad esempio un giovane appassionato di vini pregiati e vini d’annata che ha cominciato a vendere su Ebay, e poi, una volta testato il mercato e vedendo che c’era un bel potenziale di crescita, ha creato la sua azienda e ha lanciato il proprio e-commerce di vini pregiati. Non ha però abbandonato Ebay, che rimane un ottimo canale di vendita in parallelo all’e-commerce proprietario e alla vendita offline.

Il rischio da considerare nell’affidarsi a qualsiasi tipo di piattaforma esterna e non proprietaria è proprio il fatto che non si è a casa propria ma a casa d’altri. Basta che il Facebook o l’Ebay di turno modifichino un algoritmo o cambino le condizioni di utilizzo e si rischia di rimanere incastrati in un meccanismo da cui non si riesce ad uscire. Un sito e un e-commerce proprietario è un investimento iniziale importante, ma dà la garanzia di averne il controllo. Le piattaforme esterne, qualunque sia il loro scopo, dovrebbero essere utilizzate come “amplificatori” dei propri contenuti pubblicati sul sito di proprietà o dei prodotti venduti sul proprio e-commerce.

Quali sono i 3 fattori che un artigiano deve considerare più determinanti in scala per la scelta e il posizionamento nel web nella nuova era?

Se svolgendo la propria attività esclusivamente offline è possibile trascurare la comunicazione e puntare solo sulla capacità operativa, sul servizio o prodotto, sul web questo non è possibile. Andare su Internet significa automaticamente entrare in un mondo fatto di testi, immagini, link, ricerche, esperienze, commenti, interazioni: il mondo della comunicazione. Ma non solo comunicazione vecchio stampo “one to many”, dove noi parliamo e gli altri ascoltano; una comunicazione “one to one” e “many to many”: il mondo dell’interazione.

Quindi, gli step fondamentali per la comunicazione e il commercio online sono i seguenti:

1) Brand Identity: Creare un’immagine aziendale puntando sulla propria unicità e rivolgendosi ad un pubblico di nicchia

2) Strumenti proprietari: Aprire un proprio sito web / e-commerce investendo nel posizionamento sui motori di ricerca (SEO) e creare un blog aziendale in cui scrivere regolarmente per dimostrare passione e competenza

3) Piattaforme esterne: Usare piattaforme di social networking per farsi conoscere, tessere relazioni e crearsi una reputazione; utilizzare piattaforme di e-commerce o marketplace per la vendita online

Ma al di là di questo, e prima di ogni altra cosa, non credere ai miracoli. Perché qualsiasi azione che si intraprende sul web equivale a costruire una casa in mezzo al deserto. Per ottenere visibilità occorre tempo e denaro. Proprio come quando si apre un negozio offline. Il web o l’e-commerce non sono affatto, come credono in molti, la panacea contro la crisi (“Non riesco più a vendere allora vendo online, così avrò clienti da tutto il mondo!”). Sono dei canali che le persone e le aziende useranno sempre di più, saranno sempre più affollati e richiederanno sempre maggior impegno per farsi trovare e notare. Per questo sarà sempre più importante essere “unici” e attirare un pubblico molto selezionato.

Ultimo consiglio: essere utenti attivi del web. Internet è un mondo con un proprio linguaggio, una specifica cultura e una propria modalità di funzionamento. “Andare sul web” è come trasferirsi in un’altra nazione. E questa nazione evolve ad una rapidità sconcertante. Bisogna esserci dentro e viverla in prima persona, sempre pronti al cambiamento. In ogni istante.

Image credits: grottaglieinrete.it

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5 commenti Add your own

  • 1. stefania  |  16 dicembre 2014 alle 15:31

    Ciao Stefano, complimenti per l’articolo: porto l’esperienza dell’azienda in cui lavoro, Formabilio.com, che cerca proprio di unire i due aspetti di cui parli, ovvero artigianalità e tradizione e logiche 2.0. Il lavoro è tanto e si dev’essere disposti a mettersi in gioco (a immergersi nello ‘spazio abitato della rete’, la nazione di cui parli anche tu ;)), ma all’estero per fortuna c’è un mercato pronto ad apprezzare il valore del saper fare italiano! Se ti fa piacere, passa a trovarci. Ti segnalo anche questo articolo sempre sul Sole http://nova.ilsole24ore.com/tag/formabilio
    Buon lavoro!

    Rispondi
    • 2. Stefano Cucchi  |  29 dicembre 2014 alle 16:49

      Ciao Stefania, grazie per la tua segnalazione. La vostra iniziativa è molto interessante!

  • 3. Stefano Cucchi  |  17 dicembre 2014 alle 10:08

    Complimenti Stefania, un’idea veramente originale e assolutamente 2.0 con crowdsourcing creativo unito all’e-commerce!

    Rispondi
  • 4. Giovanni  |  15 aprile 2015 alle 17:57

    Concordo soprattutto sulla brand identity. E’ importante fare brand awareness in chiave di strategia web marketing e seo. Se prima non si compie questo passo in avanti, diventa difficile realizzare un website e-commerce che possa essere utile.

    Rispondi
  • […] LEGGI ANCHE: E-commerce e artigiani. Quale evoluzione in Italia? […]

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