13 consigli per un PR marketing efficace

15 dicembre 2009 at 09:49 4 commenti

 

pr-digital-marketingTam-tam in rete, una pratica ormai tipica del web 2.0. Un blog pubblica una notizia, un’altro la riprende, un terzo ancora la diffonde e così via. Ecco allora il mio ritardato… Tam!🙂 Tempo fa è apparso su Automa Marketing un interessante post a sua volta ripreso da Wendy Marx di Marx Communication su come effettuare azioni efficaci di PR marketing.

Vi stupirete forse nello scoprire che… il web non è tutto. La comunicazione digitale, in tutti i campi, da quella aziendale, a quella personale, a quella politica, non è utile se si sostituisce a quella reale, di persona, tradizionale. E’ invece utile se si aggiunge, se si affianca ad una relazione diretta con la persona. La rete, con le sue peculiarità, può potenziare in maniera significativa le azioni di PR marketing in tutti i settori. Se avete un’azienda, questo post vi sarò utile. Se non l’avete, vi sarà utile ugualmente. La comunicazione riguarda la persona, indipendentemente da quello che fa.

10 COSE DA FARE

1 – Comunica cose interessanti, quelle noiose non interessano nessuno. Annoiare è il miglior modo per perdere considerazione, che si stia parlando o scrivendo.

2 – Sii un esperto. E’ comunque sufficiente che tu ne sappia un po’ più della media, è difficile infatti pensare e credere che tu sia il più competente di tutti. La multimedialità ti aiuterà ad importi come esperto, pensa a quanti metodi sono disponibili per comunicare, quante forme e quante piattaforme.

3 – Nei social media, non proporti come esperto, ma pratica con costanza. Scopri come i social media possono essere utili nella tua quotidianità, grazie a loro potresti differenziarti nel tuo settore-industria; e attenzione a non essere auto-promotore, è sempre antipatico agli occhi altrui. Cerca inoltre di costruire relazioni personali, non necessariamente relazioni professionali. Queste verranno, con ogni probabilità, come conseguenza naturale.

4 – I giornalisti sono alleati, non amici. Fidati, ma non troppo. Prima della pubblicazione, prendi la buona abitudine di farti inviare il testo per approvazione; le esigenze aziendali spesso non collimano con quelle editoriali.

5–  Usa i tools a disposizione per aumentare il profilo dell’azienda. Il Blog, allestito con visione non marcatamente aziendalista, è un tool molto interessante, anche se la perdita di tempo è dietro l’angolo se fatto senza criteri e cautele ben definiti. Inserisci il sito in Directories che, nonostante alcune opinioni contrastanti, sono ancora importanti.  Wikipedia gode di grande autorevolezza: un company profile al suo interno non può che portare prestigio; ma attenzione alla neutralità, la rete non perdona, e qualcuno è sempre pronto a smentire le tue bugie e ridimensionare il tuo entusiasmo di parte. La rete è in continua evoluzione, la partecipazione attiva al suo interno è imprescindibile.

6 – Redigi comunicati stampa. Difficile pensare alla fine dei comunicati stampa, continua a redigerli, e fallo con taglio idoneo al tuo pubblico di riferimento: pochi giri di parole quando si parla di prodotti tecnici, poco pragmatismo quando un prodotto vuole emozionare.

7 – Diffondi i tuoi press release. Includi keywords, condividi sul sito e su social network quali Delicious, Digg, Upnews etc

8 – Fai PR. Twitter, Linkedin, Facebook (NdR) sono social network che permettono lo sviluppo di relazioni personali, ma non trascurare mezzi tradizionali quali l’invio di press release alla stampa (personalmente), senza dimenticare i media locali, legati al territorio e ancora oggi molto importanti.

9 – Tratta i media come tratti i tuoi clienti. Spesso i dipendenti  di editori sono sottovalutati e poco valorizzati, trattali a maggior ragione con rispetto: facilita il loro lavoro con testi e immagini ben curati, rispetta le scadenze e interagisci con loro in maniera tempestiva.

10 – Non esiste alcun sostituto al faccia a faccia. Nonostante il prosperare della comunicazione digitale, non trascurare gli incontri personali, i meeting, le conferenze: la relazione personale continua ad avere un ruolo centrale. E non puntare solo ad eventi in grande stile, parti dai luoghi meno prestigiosi o dagli appuntamenti meno importanti. E ricorda, postare, chattare o twittare non è tutto.

3 COSE DA EVITARE

1 – L’Email non è la tua migliore amica e mai lo sarà. Se hai una lista di redattori e editori cui inviare materiale, non pensare di inviare a tutti senza criterio; perché un magazine dedicato al packaging dovrebbe parlare del tuo nuovo catalogo di motoriduttori? Semplice risposta: non lo farà.

2 – Assicurati di inviare solo materiale originale, non già inviato ad altri media, specialmente se online.

3 – Prenditi cura personalmente dell’invio del materiale, non è sufficiente metterlo a disposizione sul sito. Non illuderti che un giornalista si prenda l’incombenza e il tempo di cercare news nel tuo sito.

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4 commenti Add your own

  • 1. markra  |  15 dicembre 2009 alle 20:13

    Trovo alcuni spunti utili, altri punti sembrano invece in contrasto tra loro.
    Reputo invece molto interessante il contenuto di questa pagina https://comunicazionedigitale.wordpress.com/social-marketing-elenco-mondiale-aziende/ per cui vi rivolgo i più sentiti complimenti.

    Rispondi
  • 2. stefanocucchi  |  16 dicembre 2009 alle 10:02

    Ciao markra, grazie per il tuo commento, il tuo apprezzamento e la tua partecipazione. Quali spunti in particolare ti sembrano in contrasto tra quelli riportati nel post?

    Rispondi
  • 3. davide  |  16 dicembre 2009 alle 13:07

    ottimo post, complimenti!!! forse alcuni punti andrebbero nello scatolone del personal branding e altri nelle PR pure ma evidentemente questi temi si incontrano. Interessante il punto dedicato ai giornalisti, con cui il digital divide è spesso altissimo, e credo sarà così per molti anni a venire.

    Rispondi
  • 4. stefanocucchi  |  16 dicembre 2009 alle 14:53

    Grazie Davide! A proposito di personal branding, qual è la tua opinione in proposito? Come pensi si possa sfruttare al meglio? Molti sostengono si tratti di una “roba all’americana”. Tu che ne pensi? In Italia può funzionare e come? Mi fa piacere ascoltare la tua esperienza in questo senso.

    Rispondi

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