Aimee Mullins, impariamo ad usare le parole. E soprattutto la mente.

16 giugno 2009 at 07:35 1 commento

“Svantaggio” è semplicemente un altro modo di definire un cambiamento. La nostra società tende a dare al concetto una connotazione negativa, come una “difficoltà”, ma noi potremmo farci il regalo di ri-immaginare lo svantaggio come “un cambiamento al quale non ci siamo ancora adattati”.

Fa parte della natura umana il fermarsi bruscamente, lo smettere di funzionare, il non voler correre rischi nei momenti di sfortuna. Fa parte della nostra natura il voler conservare lo statu quo, anche se questo ci limita o addirittura ci danneggia. Tuttavia gli innovatori compiono qualcosa d’altro: si addestrano a reagire alle difficoltà in modo diverso da quello solitamente imposto dai condizionamenti.

Questo l’approccio alla vita della modella, atleta e attrice Aimee Mullins, che ha fatto della sua grossa difficoltà un’enorme opportunità. Senza gambe dall’età di 11 mesi, ha fatto della sua vita una sfida continua, soprattutto contro i pregiudizi. In questo estratto si racconta sul numero 4 della rivista WIRED.

In tutti i gruppi socioeconomici, culturali o anagrafici, ciascuno è sottoposto a sfide, cambiamenti, e quindi difficoltà, e penso sia corretto dire che le difficoltà provocano a tutti un senso di disagio. Ma se per molti questo comporta una sconfitta, un blocco, per altri – gli innovatori, i rivoluzionari, i provocatori – quel disagio porta una crescita, la preziosa opportunità di scoprire un potenziale. Gli innovatori, si parli qui di sport, scienza o affari, accettano le sfide e non tendono a sfuggirle. Imparano, insomma, a sentirsi a proprio agio dentro al disagio. Il seme dell’ispirazione spesso germoglia nel suolo fertile delle avversità, specie quando questo suolo è arricchito da ricerche e tecnologie all’avanguardia e da elementi nutritivi antichi come la poesia e l’ispirazione.

Al di là degli aspetti puramente tecnologici, che l’hanno notevolmente aiutata nella continua ricerca del superamento dei limiti fisici nei quali si è vista costretta, quello che colpisce di questa bellissima donna è soprattutto l’approccio mentale, senza il quale nulla di tutto ciò che ha realizzato sarebbe mai stato possibile.

Molto significativo il lungo post scriptum in cui Aimee analizza con lucidità e trasparenza emotiva l’effetto che l’uso di certe parole può avere su qualunque persona si trovi in una difficoltà. Parole che veicolano convinzioni limitanti, espressione di una cultura che ancora stenta ad avere un approccio creativo e innovativo a qualsiasi tipo di crisi o difficoltà.

Post scriptum:

Quando scrivo ho sempre al mio fianco il fido dizionario dei sinonimi. Dopo aver finito di correggere questo articolo mi è venuto in mente che non ero mai andata a vedere alla voce “disabile” per scoprire quali sinonimi mi avrebbe offerto. Non ero preparata all’impatto emotivo provocato da quel che avrei trovato.

«Disabile: storpio, impotente, incapace, rovinato, impedito, menomato, ferito, sciancato, zoppo, mutilato, esaurito, spossato, indebolito, impotente, castrato, paralizzato, handicappato, senile, decrepito, costretto a letto, finito, spacciato, esaurito; vedi anche ferito, incapace, debole. Contrari. Sano, forte, capace».

Stavo leggendo l’elenco ad alta voce e dopo “sciancato” la voce mi si è incrinata: ho dovuto riprendermi dal trauma della violenza di queste parole. Ho controllato l’anno di pubblicazione; il mio dizionario Webster aveva avuto una prima edizione all’inizio degli anni Ottanta. Era l’epoca in cui stavo per cominciare ad andare all’asilo e a farmi un’idea della relazione con gli altri bambini e il mondo circostante, della mia esistenza al di fuori del nucleo familiare. Sono davvero contenta di non aver usato un dizionario dei sinonimi, all’epoca.

È qui il punto cruciale di questo scritto: sono nata in un mondo che percepiva quelli come me come del tutto privi di prospettive positive, mentre io oggi sono famosa per le possibilità e le opportunità offerte dalla mia vita e dalle sue avventure. Ho consultato l’edizione 2009 del dizionario, certa di trovare una revisione degna di nota. Ed ecco la versione “aggiornata” di questa voce: «Voce: Disabile Funzione: Aggettivo Testo: privato della capacità di esercitare una o più delle naturali attività corporee (“Quell’uomo disabile non era in grado di salire le scale senza aiuto”). Sinonimi: handicappato, inabile. Termini collegati: cieco, sordo, muto; storpio, zoppo, paralitico, tetraplegico; immobile, immobilizzato; malato, affetto, sofferente, non sano, non robusto, inadatto. Quasi contrari: vispo, baldo, in forma, in salute, sano, robusto, integro. Contrari: abile, non disabile». È ora di aggiungere sinonimi, in modo che siano comprensibili tutti i nuovi significati. E non è solo una questione semantica.

E se questo vale per gli americani, popolo di conquistatori, innovatori e maestri nel guardare al futuro con un approccio pro-positivo, quanto abbiamo ancora da imparare noi italiani, bravi come siamo a guardarci indietro, a riposarci sugli allori del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura. E a rimpiangere troppo spesso quello che abbiamo perduto.

Leggi l’articolo completo su Wired.it

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