La società è liquida. Il web rivoluziona il mercato pubblicitario

26 marzo 2009 at 20:00 5 commenti

Tutto cambia. O tutto è già cambiato, come ha detto Mainardo De Nardis, amministratore delegato di OMD Worldwide. Il mondo della comunicazione italiana sente la necessità di dover cambiare la propria “visione” del mercato e dei consumatori. L’Upa, l’associazione degli utenti inserzionisti di pubblicità, ci organizza quello che, nei fatti, è un Congresso Nazionale, all’Auditorium di Roma.

Una costante, in molti interventi, è la citazione, un po’ patetica, dei propri figli, che viaggiano su un altro pianeta, quello del Web. Più concretamente, De Nardis sottolinea come i giovani tra i 18 e i 24 anni stanno ogni giorno, in media, due ore e mezza on line. Il 94% legge ogni giorno la posta elettronica, il 75% guarda un video e i tre quarti si tengono aggiornati on line.
Questa “generazione on line” è «misurabile» molto meglio del pubblico dei media tradizionali (e la privacy? ndr) ma le «informazioni sono praticamente infinite» sottolinea De Nardis e quindi il lavoro di elaborazione che attende gli operatori è gigantesco.

I media tradizionali, di fronte al cambiamento della società «liquida», come la definisce il presidente della Fieg Carlo Malinconico (curioso il cognome…! – commento di Comunicazione Digitale) , puntano sulla moltiplicazione digitale. E sulla molteplicità delle piattaforme distributive, come la radio. L’asso nella manica é la qualità dei propri contenuti a fronte del caos “senza garanzie” del Web. La crisi, prima o poi, passerà, ripetono tutti ma, aggiunge Enrico Finzi, «la sua eredità sarà una diminuzione tendenziale del saggio di profitto per tutti». Anche perché «il nuovo costa».

Costa: ma negli Stati Uniti Arianna Huffington «con zero dollari spesi nel marketing» ha costruito un portale informativo – che include news, commenti, blog – che ha venti milioni di utenti. Il segreto sta nell’indipendenza giornalistica, nell’apporto dei citizen journalist e in quel passaparola che avviene nella Rete (applauso di Comunicazione Digitale!) e di cui Andy Sernovitz ha dato un efficace dimostrazione al Convegno romano. 

[ Continua su Il Sole 24 Ore]

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5 commenti Add your own

  • 1. antgri  |  8 aprile 2009 alle 21:17

    eh si, nei prossimi anni molta della comunicazione in ambito healthcare si sposteràsul digitale, sia per un fattore di costi (massimmizzazione del ROI) sia per “adeguamento ai tempi”.

    Di fatto è una tendenza chiare e netta.

    Era ora!

    Ma è proprio questo il momento nel quale è possibil eincappar ein “santoni” che si improvvisano “comunicatori digitali”, non avendo know-how adeguato.

    Viva la comunicazione digitale, ma attenti prima di fidarvi;)

    Rispondi
  • 2. comunicazionedigitale  |  9 aprile 2009 alle 12:01

    Concordo con te, ad ognuno il suo mestiere. L’Italia è ancora un po’ la patria degli improvvisatori. La mia logica è quella della strutturazione a rete: un network di professionisti con competenze complementari che fanno sistema.

    Stefano

    Rispondi
  • 3. antgri  |  14 aprile 2009 alle 09:07

    Concordo con il porre attenzione a chi si sceglie…
    Un network di profesisonisti mi sa un po’ di casta, e no è mai sano che si realizzi uan situazione del genere.
    Ben venga il rimarcare la qualità e gli elementi distintivi sul mercato tra chi fa un certo lavoro per mestiere e chi cavalca solo l’onda al momento.
    COmunicazione ed informazione le uniche chiavi a mio avviso

    Rispondi
  • 4. comunicazionedigitale  |  14 aprile 2009 alle 12:20

    più che ad una casta (ce ne sono già troppe), penso ad una virtual agency…

    Rispondi
  • 5. antgri  |  15 aprile 2009 alle 09:16

    Concordo e sono un fautore della collaborazione e contaminazione di idee. Tuttavia ogni tentativo di associacione ha il pericolo di sfociare in una casta. Ill pericolo aumenta quando in ballo ci sono progetti, lavori, soldi.
    Ad ogni modo è il benevenuto qualsiasi tentativo;)

    Rispondi

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