Posts filed under 'Personaggi'
Cameriere licenziato per Twitter: spettegolava sulle star di Hollywood

Jon-Barrett Ingels lavorava come cameriere a Beverly Hills, al ristorante Barney Greengrass. Grazie all’opportunità di servire ai tavoli le star hollywoodiane aveva l’abitudine di cinguettarne i comportamenti, come ad esempio non pagare il conto, non lasciare mance, ordinare menu degni di uno scaricatore di porto. E’ quanto gli è successo ad esempio con l’attrice James Adams – star della serie HBO – la quale, racconta Barret, non ha pagato 13,44 dollari dicendo di aver dimenticato il portafoglio in macchina, e poi non è più tornata. Il giorno dopo è passato il suo agente, ha pagato il conto, ma senza lasciare mancia:
Tues: Jane Adams, star of HBO series “Hung” skipped out on a $13.44 check. Her agent called and payed the following day. NO TIP!!!
Add comment 11 Ottobre 2009
Beau Toskich: Brand you, brand me
Il dizionario sbaglia. Il brand non è una grande marca, è il lavoro che una grande marca fa nella mente del consumatore. Con questa e altre provocazioni Beau Toskich condisce il suo innovativo e provocatorio intervento all’anniversario Quattroruote.
Add comment 22 Settembre 2009
Venice Session: Mario Calabresi e il post giornalismo.
I lettori dei giornali si sono spostati in massa dalla carta al web. Il problema è che tutti pensavano si sarebbero spostati anche gli investimenti pubblicitari, ma l’advertisign online costa molto meno rispetto alla carta. E non si capisce perché. Per Mario Calabresi, direttore de La Stampa, gli editori non l’hanno saputa vendere.
Add comment 24 Luglio 2009
Luca De Biase: Editori nel pieno di una crisi di panico!
“Gli editori? direi che sono nel pieno di una crisi di panico e questo è un bene, perché devono muoversi con velocità e profondità di pensiero. Questo può fare molta paura ma può far venire fuori anche un po’ di coraggio.” Così Luca De Biase, caporedattore di Nova (il Sole 24 Ore) in un’intervista a Televisionet. Luca afferma la necessità di trovare nuovi modelli di sostenibilità, nuovi modelli di business. “Ho l’impressione che il centro della questione sia pensare al pubblico, in particolare il pubblico attivo, che sta cambiando tutti gli scenari. E solo successivamente pensare ai soldi. Chi concentra invece tutte le sue strategie e i suoi pensieri sui soldi e sulla pubblicità, probabilmente prenderà una strada sbagliata.”
Add comment 28 Giugno 2009
Philip Kotler: L’azienda in ascolto, paradigma del nuovo marketing

Ieri sono stato all’evento milanese con Philip Kotler, nel corso del quale sono emersi alcuni concetti in maniera molto chiara. Non ho preso appunti, ma vi riporto gli aspetti che maggiormente mi hanno colpito e che sono rimasti impressi nella mia mente.
- È sempre più evidente che i consumatori dedicano sempre meno tempo ai media tradizionali (TV, radio, giornali, riviste) per l’informazione e l’intrattenimento, mentre crescono in maniera esponenziale internet e mobile.
- Il nuovo marketing deve affiancare alle tradizionali proposte push, iniziative di ascolto del consumatore, per capire quali siano le sue reali esigenze, contestualizzare i messaggi puntando sulla pertinenza e sulla rilevanza.
- L’atteggiamento aggressivo che ha finora contraddistinto il marketing deve far posto ad un nuovo “polite marketing“, un marketing educato che sappia con discrezione rispondere ai bisogni del consumatore anziché tempestarlo di messaggi sovrapponendosi all’oggetto della sua attenzione.
- Da abbandonare anche il metodo “spray and pray“, spruzza (il messaggio ovunque e comunque) e prega (che qualcosa succeda, aspetta i risultati). I nuovi media consentono di misurare i risultati delle proprie iniziative e di tener traccia delle reazioni e dei “rumors”.
- I consumatori chiedono non solo di essere ascoltati, ma anche e soprattutto di partecipare. Nascono così le iniziative di “co-creation“: studiare il prodotto, creare, rinnovare e innovare insieme ai consumatori, che desiderano essere coinvolti avendo la possibilità di esprimere e condividere le loro idee e proposte. Un tipo di interazione quindi che va ben oltre il concetto di “customer care”, cosa peraltro fondamentale, ma che si sposta alla primissima e cruciale fase del processo aziendale: l’ideazione.
- In ultimo, secondo uno studio del Politecnico di Milano, le grandi aziende sono ancora reticenti nell’entrare in questa modalità “social”. Il freno è rappresentato soprattutto dal top management. Ma visto che l’Italia è la patria delle PMI ci sono buone speranze!
1 comment 18 Giugno 2009
La pubblicità è servita da Philip Kotler
Philip Kotler sarà l’ospite principale dell’evento “La pubblicità è servita” in programma domani al Campus Bovisa di Milano.
Philip Kotler (Chicago, 27 maggio 1931) è S.C. Johnson & Son Distinguished Professor of International Marketing presso la Kellogg School of Management della Northwestern University di Evanston, Illinois. È stato indicato come il quarto “guru del management” di tutti i tempi dal Financial Times (dopo Jack Welch, Bill Gates e Peter Drucker) e acclamato come “il maggior esperto al mondo nelle strategie di marketing” dal Management Centre Europe. Viene anche considerato uno dei pionieri del marketing sociale. Kotler ha dato un contributo importante alla strutturazione del marketing come disciplina scientifica, orientando la formazione di moltissimi studenti e manager in tutto il mondo. (Wikipedia)
4 comments 16 Giugno 2009
Aimee Mullins, impariamo ad usare le parole. E soprattutto la mente.

“Svantaggio” è semplicemente un altro modo di definire un cambiamento. La nostra società tende a dare al concetto una connotazione negativa, come una “difficoltà”, ma noi potremmo farci il regalo di ri-immaginare lo svantaggio come “un cambiamento al quale non ci siamo ancora adattati”.
Fa parte della natura umana il fermarsi bruscamente, lo smettere di funzionare, il non voler correre rischi nei momenti di sfortuna. Fa parte della nostra natura il voler conservare lo statu quo, anche se questo ci limita o addirittura ci danneggia. Tuttavia gli innovatori compiono qualcosa d’altro: si addestrano a reagire alle difficoltà in modo diverso da quello solitamente imposto dai condizionamenti.
Questo l’approccio alla vita della modella, atleta e attrice Aimee Mullins, che ha fatto della sua grossa difficoltà un’enorme opportunità. Senza gambe dall’età di 11 mesi, ha fatto della sua vita una sfida continua, soprattutto contro i pregiudizi. In questo estratto si racconta sul numero 4 della rivista WIRED.
In tutti i gruppi socioeconomici, culturali o anagrafici, ciascuno è sottoposto a sfide, cambiamenti, e quindi difficoltà, e penso sia corretto dire che le difficoltà provocano a tutti un senso di disagio. Ma se per molti questo comporta una sconfitta, un blocco, per altri – gli innovatori, i rivoluzionari, i provocatori – quel disagio porta una crescita, la preziosa opportunità di scoprire un potenziale. Gli innovatori, si parli qui di sport, scienza o affari, accettano le sfide e non tendono a sfuggirle. Imparano, insomma, a sentirsi a proprio agio dentro al disagio. Il seme dell’ispirazione spesso germoglia nel suolo fertile delle avversità, specie quando questo suolo è arricchito da ricerche e tecnologie all’avanguardia e da elementi nutritivi antichi come la poesia e l’ispirazione.
Al di là degli aspetti puramente tecnologici, che l’hanno notevolmente aiutata nella continua ricerca del superamento dei limiti fisici nei quali si è vista costretta, quello che colpisce di questa bellissima donna è soprattutto l’approccio mentale, senza il quale nulla di tutto ciò che ha realizzato sarebbe mai stato possibile. (continua…)
Add comment 16 Giugno 2009
Parliamo di Reputation Capital
Come gestire al meglio la propria identità in rete? Come curare la propria reputazione online? Valenze positive e negative di una vita digitale attiva. Carlo Infante a colloquio con Massimo Melica, avvocato e presidente di Innovatori durante la trasmissione Salva con Nome (Rainews24).
Nel fotogramma iniziale del video è riportata una delle foto scandalo che hanno fatto il giro del mondo e che hanno portato il giovane politico canadese Ray Lam ad abbandonare ogni incarico e a dimettersi dal partito. Le aveva pubblicate nella sua pagina personale di Facebook.
Alcune persone si iscrivono al famoso social network e dopo un po’ abbandonano perché “FB non tutela la loro privacy”. Quasi che fosse il veicolo, responsabile di quello che trasporta. Forse dimenticano che il web è uno spazio pubblico. Che non dimentica. Sta a chi inserisce i propri contenuti e le proprie informazioni essere cosciente della portata che ha il “mettere in piazza” la propria vita privata, soprattutto se chi lo fa è anche un personaggio pubblico.
Forse bisognerebbe cominciare a tenere lezioni di Reputation Capital nelle nostre scuole.
1 comment 8 Maggio 2009

