Piquadro, sogno spezzato (1)
22 maggio 2009 at 17:05 Stefano Cucchi 57 commenti
Case history con ampi spazi di miglioramento nella relazione post-vendita.

Sarà per la troppa fiducia nella robustezza dei materiali della premiata ditta, sarà per aver ripetutamente constatato che quella cinghia avrebbe potuto reggere un’intera cordata di alpinisti sul K2, mai più immaginavo che l’anello debole (mi sembra il caso di dirlo) potesse essere proprio la parte in metallo.
Certo, la mia borsa da lavoro la metto alla prova, non le risparmio alcuni chili di peso e la cinghia è molto sollecitata durante i miei percorsi per le vie della città. E quel fatidico giorno di aprile, dopo un movimento un po’ brusco, la fibbia mi ha lasciato spezzandosi in due.
Raccolta la borsa e i due frammenti metallici, mi precipito al negozio in cui l’avevo acquistata due anni prima per avere informazioni su come ordinare i pezzi di ricambio. Risposta: “Per risalire al codice prodotto occorre il certificato che era nella borsa al momento dell’acquisto (ahimé, non so più dove l’ho messo…) e lo scontrino (erano insieme, sigh!)”.
Non mi perdo d’animo e con estrema fiducia nello spirito “customer oriented” della PIQUADRO vado sul sito aziendale http://www.piquadro.com sostenuto dalla ferma convinzione che lì, superando ogni barriera, troverò il modo di bypassare la burocrazia e parlare direttamente… con l’Azienda!
Arrivato alla Home il primo impatto è di grande sorpresa. Sito anglofono, primo click richiesto all’utente: scelta della nazione. Sono di fronte ad una multinazionale? Immaginavo un’azienda nostrana con la vocazione al made in Italy! Le mie speranze di trovare qualcuno dall’altra parte del cavo cominciano a vacillare.
Clicco su Italy e mi trovo in un sito-vetrina, classica brochure online con grande peso dato all’immagine, uso massivo di animazioni in Flash e musica di sottofondo che non è possibile mettere a tacere (il tastino non c’è). Ma l’azienda è italiana? Sì, dice la pagina About, e pure di provincia!
Bene, in questo sito si parla di tutto e a tutti. Ai giornalisti, ai media, agli investitori, certo anche ai clienti. Ma per orientarli all’acquisto. Online (la parte e-commerce è ben curata) e offline. Curiosità: la pagina Cerca il tuo negozio richiede nuovamente di scegliere la nazione (ma non eravamo già entrati nella sezione Italia?). E ancora, oltre al bellissimo catalogo delle collezioni, si parla di Piquadro Mobile (il nuovo telefonino brandizzato) del team Formula1 Renault, della collaborazione di Piquadro con le più note scuole di design a livello internazionale…
E ai clienti che possono aver bisogno di assistenza post-vendita, qualcuno pensa?
In tutto il sito non c’è un cenno su come comportarsi in caso di problemi, un Numero Verde da chiamare, un ufficio assistenza clienti, una mail dedicata. Non parliamo di una sezione specifica, di un’area interattiva, di un ambiente social o di un blog aziendale in cui dar voce ai clienti…!
Anzi. Cercando in rete, l’unica traccia social è una pagina non ufficiale creata su Facebook da un utente che apre con un altisonante ”modestamente si senvita la mancanza di un fan club e quindi eccolo…” per poi continuare (mancanza di idee) con dei blandi “pi-ciao“, fino a scadere nei più bassi “sti caz…” e nei brandizzati “pi-caz…“!
Ironia della sorte per un brand che vuole circondarsi di un’aura di pura esclusività.”Quando acquisti un articolo Piquadro non compri solo un prodotto, ma entri a far parte di un mondo”- recita ammiccante la pagina PIQUADRO CLUB. “L’universo di chi, come te, è sempre un passo avanti, alla ricerca di accessori esclusivi che riflettano il proprio stile di vita, dinamico, curioso ed entusiasta. Entra nella community Piquadro. Riempi il modulo e riceverai in anteprima informazioni sugli eventi, le nuove collezioni e le novità del mondo Piquadro.”
Cara Piquadro, hai ragione. Sono dinamico e curioso, ho cercato il modo di entrare in contatto con te e l’unica cosa che ho trovato è stata una mail “info @”. Entusiasta lo sono un po’ meno, almeno adesso. La community con i clienti non è fatta solo di iniziative commerciali, newsletter, eventi e azioni di direct marketing.
La community si fa ascoltando il cliente. E presidiando gli ambienti sociali online prima che il posto vuoto venga occupato da “pi-cazzuti” poco in linea con la filosofia del brand.
Piquadro, hai bisogno di un progetto di Social Media Marketing. Qualche consiglio posso anche dartelo, magari in cambio di una fibbia nuova. :-)
Sempre fiducioso, attendo.
(segui gli aggiornamenti della storia nei commenti…)
Entry filed under: Comunicazione digitale, Internet, Marketing digitale, Personaggi, Social Media, Tecnologia. Tags: aziende, comunicazione, consumatori, social media marketing, web 2.0.
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1.
micheleficara | 22 maggio 2009 alle 22:15
mi è successo anche in passato, in effetti sono molto delicate le parti in metallo, molto più che quelle in pelle ed in tessuto.
personalmente sono un fan addicted di Piquadro, ma l’assistenza, a detta anche dei rivenditori fà decisamente acqua da tutte le parti …
ti suggerisco di fare come ho fatto io, il negoziante DEVE ritirare la borsa rotta e farsi carico di inviarla in azienda ed avvertirti appena rientra riparata.
preparati ci vorranno almeno due/tre mesi …
2.
waitinginthedark | 23 maggio 2009 alle 14:02
E’ un problema diffuso. Grande attenzione al prodotto, e nessuna al servizio. Come se fossero disgiunti. E l’illusione che la reputazione di un brand si costruisca solo con bei prodotti, pubblicità accattivanti e negozi perfetti. Senza capire che, oggi più che mai, il cliente è molto di più di una persona che acquista il tuo prodotto, e può avere un ruolo cruciale nel rafforzamento o indebolimento della reputazione aziendale.
Sarebbe ora che le aziende si rendessero conto che il tanto abusato “esclusivo” è molto più legato al custormer servie che non al prodotto. Attendiamo fiduciosi….
3.
comunicazionedigitale | 25 maggio 2009 alle 10:37
Ricevo stamattina un’email confortante. Valentina del customer service Piquadro mi scrive:
“Mi scuso per il ritardo.
Ho già provveduto ad inviarle due pezzi di ricambio gratuitamente, dovrebbero arrivarle in un paio di giorni.”
Bellissima notizia. Avrò addirittura due pezzi di ricambio. E gratis! Confesso che non mi aspettavo tanto.
Ma allora il servizio clienti c’è e funziona, anche se un po’ in ritardo rispetto ai tempi cui siamo abituati per le email. A volte basterebbe una risposta immediata del tipo “abbiamo ricevuto la sua email, ci stiamo occupando della sua richiesta” per tranquillizzare il cliente.
E poi, che dire. Il customer service dovrebbe comunque essere esplicitato e utilizzabile anche online.
Alcune aziende usano anche Skype, mi è già capitato di chattare con l’addetta al servizio clienti. Era un’azienda di Firenze, combinazione per un prodotto dello stesso settore merceologico.
Ma sapete? L’addetta era finlandese!
4.
comunicazionedigitale | 25 maggio 2009 alle 10:55
Qui invece la mia email di risposta a Valentina del customer service.
Buongiorno Valentina,
La sua risposta capita “a fagiolo”. Grazie per la buona notizia e per l’invio del materiale, non mi aspettavo tanto!
In effetti non avevo idea di cosa stesse succedendo, né del fatto se la mia mail avesse avuto buon esito…
Per mestiere mi occupo di progetti web e proprio alcuni giorni fa ho condiviso sul mio blog la mia recente “Piquadro experience”: ecco l’indirizzo del post:
http://comunicazionedigitale.wordpress.com/2009/05/22/piquadro-sogno-spezzato/
Ho prontamente aggiornato l’articolo proseguendo nei commenti con un feedback positivo sul suo interessamento e sulla sua risposta.
Sarei felice di avere anche il suo parere e un suo commento in tal senso sul mio blog.
A presto,
Stefano Cucchi
5.
comunicazionedigitale | 27 maggio 2009 alle 10:38
Stamattina trovo nella buca delle lettere una busta imbottita bianca. Anonima almeno nell’aspetto, nessun logo o altro elemento identificativo: solo l’adesivo del corriere con i dati di spedizione e una collezione di barcode.
L’apro frettolosamente. All’interno, le due fibbie di ricambio, ognuna inserita in una bustina di plastica morbida e trasparente. Sono luccicanti, invitanti… Ne estraggo una e la rimetto al suo posto. Posso finalmente ritornare ad usare la mia borsa con la tracolla.
Efficienti! Grazie Valentina!
E nella busta null’altro? Null’altro. Non una comunicazione, una lettera, un messaggio, un cartoncino, un biglietto da visita, una brochure, un qualche elemento che sappia di Piquadro, che abbia il sapore del marchio, che possa farmi sentire parte di quel “mondo” decantato sul sito o vivere un fugace attimo di brand experience. Nulla di tutto ciò.
Guardiamo il lato positivo: è un’azienda che bada alla sostanza. Almeno nell’assistenza.
6. Continua la saga web 2 Piquadro « Comunicazione Digitale | 12 giugno 2009 alle 13:55
[...] nuova puntata della saga Piquadro merita uno spazio a sé. Come avevo raccontato nel mio precedente post, Valentina, solerte tuttofare adetta all’assistenza clienti mi aveva inviato due fibbie [...]
7. Udite, udite! Piquadro è ufficialmente su Facebook! (4) « Comunicazione Digitale | 20 luglio 2009 alle 17:53
[...] anche avuto occasione di sottolineare Michele Ficara, Piquadro ha già ascoltato (parliamo dei miei primi post e del loro seguito) il messaggio dei social media. Piquadro sta dimostrando di aprirsi al [...]
8.
Miriam | 21 luglio 2009 alle 07:28
Io invece avevo acquistato online una borsa Piquadro su http://tomsailor.it/piquadro.php ed ho riscontrato, proprio all’apertura, una fibbia debole. Ho segnalato il problema via mail e due giorni dopo è passato il corriere a consegnarmi una borsa in pelle uguale e ritirare quella difettora. Nel mio caso hanno avuto un servizio estremamente buono! Magari sarò stata solo fortunata…
9.
comunicazionedigitale | 21 luglio 2009 alle 07:34
Ciao Miriam, grazie per la tua testimonianza, anche nel mio caso il servizio è stato eccellente, leggi anche gli altri post, la puntata 2 e 3. Basta che inserisci Piquadro nella maschera di ricerca del blog. E per finire anche il post 4 in cui Piquadro ha ascoltato i suggerimenti di aprire uno spazio social su Facebook.
10. Assistenza clienti? Piquadro regala pezzi di ricambio! (3) « Comunicazione Digitale | 16 settembre 2009 alle 15:41
[...] la prima puntata: Piquadro, sogno spezzato Leggi la seconda puntata: Continua la saga web [...]
11.
Francesco | 16 marzo 2010 alle 00:30
si è rotta la fibbia della mia borsa ho portato presso il negozio dove avevo acquistato affiliato a Piquadro,costo preventivato ben €. 40 tempo di consegna un mese e mezzo ,sono passati quattro mesi ad oggi non ho ricevuto ancora la borsa,purtoppo l’azienda si preoccupa di piu’ della borsa di piazza affari e molto poco dei loro clienti poco accorti che hanno sbagliato a comprare Piquadro una borsa da 400 euro prodotta interamente in Cina ad un costo di produzione di non oltre 12 euro. Credo che in momenti di crisi dobbiamo prediligere il prodotto costruito interamente in Italia,in quanto beneficiamo tutti della filiera produttiva ed aiutiamo il Pil,senza far arrichire poche persone che non hanno neppure rispetto dei loro clienti
12.
Marco Palmieri | 24 agosto 2010 alle 23:12
Salve Francesco, sono l AD di Piquadro, mi scuso per quanto le e’ capitato, mi dia più’ informazione che cerchiamo di capire cosa e’ successo, non ci risultano resi fermi da 4 mesi.
Circa le produzioni in Cina: abbiamo 150 dipendenti in Italia, gran parte del costo di produzione e’ generato in Italia (ad esempio la pelle e’ italianissima), pagano TUTTE le imposte in Italia quasi il 10% del fatturato, abbiamo 12 negozi in Cina, che diventeranno oltre 20 a fine anno. Il totale dei costi che sosteniamo in Cina per produrre e’ meno del 20% del nostro fatturato.
Il costo industriale della sua borsa e’ ben superiore ai 12 euro
che lei evidenzia.
La fabbrica cine e’ di mostra proprietà’ e vengono rispettati standard etici e ambientali Italiani.
Se fosse prodotta in Italia, una borsa Piquadro in pelle per le caratteristiche che ha, costerebbe piu’ del doppio, sono necessarie oltre 4 ore di manodopera, e quasi 2 mq di pelle.
Saluti.
13.
stefanocucchi | 31 agosto 2010 alle 10:48
Grazie Marco, è un grande onore per me avere come ospite sul blog l’AD di Piquadro in persona. Grazie per le precisazioni fornite a Francesco, che sono sicuro ha scritto di getto sull’onda della rabbia alcune frasi che (magari) oggi non ripeterebbe più… Certo, nel momento in cui si verifica l’inconveniente si prova un certo stupore e disappunto – e questo è un buon segno, visto che da Piquadro “non ce lo si aspetta”. Ma quando poi il problema viene risolto come avete fatto nel mio caso, si capisce che dietro la borsa di design c’è un’azienda attenta ai bisogni del cliente e alla sua soddisfazione. Che interesse avrebbe altrimenti? E anche la sua risposta diretta è un segno che Piquadro è aperta al dialogo e alle nuove modalità di comunicazione che richiedono sicuramente uno sforzo maggiore e un impegno non da poco. Vorrei vedere quale altro AD si prenderebbe la briga di rispondere in prima persona su un blog! Complimenti anche per le vostre nuove iniziative online, che sicuramente vi premieranno nel breve e lungo periodo.
Un saluto digitale,
Stefano Cucchi
Sharp Consulting Comunicazione
http://www.sharpconsulting.it
14.
Luca | 4 novembre 2011 alle 15:11
Ho avuto anche io un problema e esasperato ho aperto un gruppo su facebook dove segnalare tutti i problemi: PIQUADRO – PROBLEMI ASSISTENZA
15.
kalissa2010 | 3 dicembre 2011 alle 09:21
Anch’io, appassionata del brand fin dagli esordi, non sono stata fortunata ed un borsello in pelle nera regalato a mio marito, s’è scolorito dopo solo un anno, diventando grigio! Mi hanno detto che non è un difetto di fabbrica ma …USURA! Tralascio gli “scortesi” dettagli ed il fatto che non si siano degnati neppure di suggerire una soluzione, nonostante le richieste! Sono delusa e, ovviamente, ho deciso di fare scelte differenti per i regali aziendali, di rappresentanza e personali.
16.
stefanocucchi | 4 dicembre 2011 alle 10:12
ciao Kalissa2010, grazie per il tuo commento. Capisco la tua delusione, mi viene da chiederti… forse ti sei scoraggiata un po’ presto?
Se leggi il seguito della storia nei post 2) 3) e 4): vedrai che la mia esperienza si è conclusa positivamente. Mi sono dato da fare e Piquadro ha risposto alla grande inviandomi pezzi di ricambio, email con prove di trazione in laboratorio, cinture che non avevo chiesto ecc. Di questo bisogna dare loro atto.
Per me, quindi, il brand rimane uno dei miei preferiti e l’esperienza vissuta non ha pregiudicato il mio rapporto con la marca. Piuttosto è stata un’occasione per verificare come alcune aziende abbiamo ancora qualche passo in avanti da fare nei confronti della loro clientela, soprattutto in termini di accessibilità via web. Ma anche su questo Piquadro si è attivata. Quante invece sono ancora indietro?
Qui trovi il seguito dell’avventura così potrai avere una visione d’insieme della storia http://comunicazionedigitale.wordpress.com/?s=piquadro&searchbutton=Go%21
P.S. se leggi bene tutti i commenti vedrai che l’AD di Piquadro si è preso la briga in una sera di agosto di rispondere ad un suo cliente che aveva anche lui commentato questo post. Quanti lo farebbero?
17.
kalissa2010 | 6 dicembre 2011 alle 09:35
Ho letto tutto com’è mia abitudine prima di scrivere il mio primo commento,
infatti ho scritto “non sono stata fortunata”, proprio in relazione alle altre vicende raccontate.
Il fatto che a Te ed ad altri la Piquadro abbia risposto positivamente, non significa che per tutti sia stata la stessa cosa.
Nel mio caso, infatti, non è stato così.
Ho trovato solo ostinata scortesia e sbrigative risposte senza neppure un suggerimento sul da farsi, come avevo espressamente richiesto.
Ovviamente non mi sono ancora arresa e la mia battaglia continua.
Naturalmente le mie scelte sono già cambiate, a meno di non riscontrare un’effettiva futura disponibilità nei miei confronti da parte dell’azienda.
Sono sicura che anche Tu non saresti tornato sulle tue posizioni se, quella volta, non ti avessero mandato il “pezzo spezzato”.
Nel mio caso si trattava solo di una “lucidatura” o del suggerimento su una soluzione da prendere.
Scusa per la mia intromissione nel tuo blog.
Buona giornata.
18.
stefanocucchi | 6 dicembre 2011 alle 10:11
Figurati, non è stata affatto un’intromissione, anzi ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza, che cambia sicuramente da caso a caso. Chissà, magari l’AD di Piquadro leggendo il tuo commento risponderà personalmente anche a te
Hai provato a parlare direttamente con Valentina De Luca del customer care?
19.
kalissa2010 | 6 dicembre 2011 alle 10:46
Grazie per la Tua attenzione!
Ho scritto al customer service e mi ha risposto un’addetta che non è la signora Valentina. Mi hanno ribadito quanto già sapevo senza rispondere alla mia domanda sul possibile da farsi (ancora una volta).
Ho risposto e resto in attesa.
Poi valuterò il da farsi e, alle perse, il borsello finirà nel “residuo secco” della raccolta differenziata.
Fine di un idillio.
Un saluto.
20.
stefanocucchi | 6 dicembre 2011 alle 11:45
Un vero rifiuto di lusso!
21.
kalissa2010 | 6 dicembre 2011 alle 12:08
…purtroppo…
e i questi tempi è pure…scandaloso!
22.
stefanocucchi | 6 dicembre 2011 alle 12:25
… e provare a recuperarlo trovandogli utilizzo diverso utilizzo?
23.
kalissa2010 | 6 dicembre 2011 alle 13:03
Vediamo un po’…
*mumbe, mumble*
Trovato!
1) porta mollette da bucato
2) getta carte “shabby” style
3) porta utensili da giardino
4) rifugio segreto del gatto
…
si può fare!
P.S.
Sorvolo sugli utilizzi che mi sono venuti in mente, ma che non sono elencabili…per decenza!
24.
stefanocucchi | 12 dicembre 2011 alle 16:33
Carine come idee…! Se quelle indecenti le lasciamo all’immaginazione, che ne dici di postare una foto del borsello usurato restituito a nuova vita, pieno… che ne so, di mollette colorate? …o col gattino che ci fa capolino?
25.
kalissa2010 | 12 dicembre 2011 alle 18:22
O.K.
Appena realizzerò qualcuna delle mie creazioni “ready-made”, le posterò!
Un momento!
e se poi, quelli di Piquadro me le copiano?
26.
stefanocucchi | 13 dicembre 2011 alle 08:29
Dai non vediamo l’ora! Di vedere le foto, per il brevetto ci farei una pensata
27.
Stefano Cucchi | 24 gennaio 2012 alle 12:38
Ciao Kalissa e tutti gli altri lettori. Vi aggiorno con un episodio di oggi in cui ho avuto a che fare direttamente con Piquadro sulla loro pagina Facebook http://it-it.facebook.com/pages/PIQUADRO/94466287910 (forse non sanno che si possono ormai da anni brandizzare le URL…)
Piquadro scrive: Ancora un cliente aiutato! La signora Cassinadri che ha messo il suo post qualche giorno fa per un problema con una riparazione ha ricevuto la sua borsa ed è molto soddisfatta! Oggi ci ha inviato un’email per ringraziarci e ci ha autorizzato a condividere con i nostri amici di FB!
Aggiungo il mio commento: Avete anche letto l’esperienza di Kalissa postata su Comunicazione Digitale?
Risposta lapidaria: Questa è una storia vecchia di oltre due anni.
Controrisposta di dovere: il post è vecchio ma mi riferivo al RECENTE commento di KALISSA, esattamente del 3 dicembre 2011, in cui la vostra cliente racconta una sua esperienza: “Anch’io, appassionata del brand fin dagli esordi, non sono stata fortunata ed un borsello in pelle nera regalato a mio marito, s’è scolorito dopo solo un anno, diventando grigio! Mi hanno detto che non è un difetto di fabbrica ma …USURA! Tralascio gli “scortesi” dettagli ed il fatto che non si siano degnati neppure di suggerire una soluzione, nonostante le richieste! Sono delusa e, ovviamente, ho deciso di fare scelte differenti per i regali aziendali, di rappresentanza e personali.” …. e se notate le ho raccontato la mia esperienza positiva con voi… se le rispondete le farà sicuramente piacere
Vediamo cosa mi risponderanno. Lascio a voi i commenti…
28.
kalissa2010 | 24 gennaio 2012 alle 19:02
Ciao Stefano!
Grazie per avermi segnalato questa cosa: adesso andrò a vedere la pagina FB di Piquadro! Grazie per aver riportato la mia esperienza:sei stato molto gentile!
Piquadro non si è degnata di rispondere alla mia ultima mail nella quale sottolineavo che, comunque, non hanno suggerito una soluzione, nonostante nel cartoncino turchese con le condizioni di garanzia, quello allegato al prodotto, fosse chiaramente indicato che, qualora la riparazione fosse possibile, ma non potesse avvenire in garanzia, il cliente verrebbe avvisato circa l’eventuale costo e gli verrebbe chiesta l’autorizzazione ad intervenire. Devo dedurne che non sia possibile fare niente? Stiamo parlando di pelle!
che ci sia stato un errore nel trattamento del colore e, pertanto, non si possa fare più nulla? Piquadro s’è guardata bene dall’esprimersi, semplicemente…ignorandomi! E l’ha fatto per ben due volte! Infatti la stessa mail, a distanza di un mese, gliel’ho rimandata chiedendo per quale ragione non fossi degna di risposta. A tutt’oggi tutto tace ed io sono sempre più furiosa, ma non rassegnata!
Grazie ancora! Corro a scrivere sulla pagina FB di Piquadro!
29.
kalissa2010 | 27 gennaio 2012 alle 10:16
RIECCOMI!
ANCORA GRAZIE!
Mi hanno mi hanno risposto dall’ufficio commerciale invitandomi a riempire un modulo di reso. A quanto leggo, dovrò inviare il borsello a LORO SPESE e provvederanno, a prescindere da una nuova valutazione dello stesso, ad inviarmene uno nuovo “in via del tutto eccezionale”.
Che dire?
Corro a riempire il modulo!
Se, e non appena, il nuovo borsello sarà tra le mia mani, questo blog sarà il primo a saperlo!
Inizia l’attesa!
A presto!
E…GRAZIE ANCORA!
30.
Stefano Cucchi | 27 gennaio 2012 alle 10:46
Ottimo!!! Vedi che alla fine basta muoversi e… smuovere le acque perché le cose cambino? Piquadro dimostra di essere sensibile ai propri clienti, al social shopping e alla propria brand reputation online. Tienici aggiornati!
31.
kalissa2010 | 27 gennaio 2012 alle 11:17
HAI RAGIONE!
Io avevo provato altre strade, ma non avevo pensato a FB!
Per fortuna ci hai pensato TU!
Non mi capita spesso (anzi quasi MAI) di trovare qualcuno disposto a perorare una mia causa, GRAZIE ANCORA! Ti/ vi terrò aggiornati!
32.
Stefano Cucchi | 27 gennaio 2012 alle 11:44
E’ stato un piacere, visto che Piquadro – dopo i contatti avuti con me qualche anno fa – ha deciso di aprisi al social per fare assistenza clienti. Questo blog è diventato senza volerlo un luogo di scambio per clienti Piquadro… una “mini web class action” per ottenere un buon servizio!
33.
kalissa2010 | 27 gennaio 2012 alle 12:11
…una grande cosa!
34.
kalissa2010 | 2 febbraio 2012 alle 11:49
AGGIORNAMENTO!
Grazie a Te ed a questo Blog, ho appena ricevuto un borsello nuovo da PIQUADRO! Spero che il colore di questo sia più duraturo dell’altro, in ogni modo: complimenti a PIQUADRO!
E GRAZIE ANCORA A TE!
35.
Stefano Cucchi | 2 febbraio 2012 alle 19:23
Ottimo!!! Allora facciamo una cosa… mandami una foto e un racconto della tua esperienza così la pubblichiamo in un post specifico! stefanocucchi@gmail.com
36.
kalissa2010 | 2 febbraio 2012 alle 19:34
O.K.
Appena pronto il “compito” te lo mando!
37. Assistenza Piquadro, cronaca di un borsello ai tempi di internet (guest post) « Comunicazione Digitale | 15 febbraio 2012 alle 13:06
[...] spazio alla nostra lettrice Maria Clara, aka Kalissa2010, con cui abbiamo avuto recentemente degli scambi a proposito di un’esperienza con un prodotto e con l’assistenza Piquadro. Questo blog [...]
38.
kalissa2010 | 15 febbraio 2012 alle 20:59
WAO! Un GUEST POST! WAO! Corro a leggerlo!
39.
M | 8 marzo 2012 alle 17:44
Ma secondo voi una borsa piquadro in pelle morbida che collassa da un lato è normale.
Da Piquadro mi dicono che è dipeso dal fatto che la pelle è morbida e quindi si adatta al suo contenuto. E’ sufficiente per loro impiegare in maggior misura la sua capienza, avendo cura, nel momento in cui si svuota e si ripone, di non adagiarla in modi che portino la pelle ad afflosciarsi per la mancanza di contenuto.
E’ una risposta sensata secondo voi?
40.
simona | 22 marzo 2012 alle 10:16
da poche ore faccio parte anche io del vostro gruppo.Fibbia della mia tracolla per il pc appena spezzata!
Ho comprato la mia borsa un anno fa in un outlet…ho paura!
41.
Stefano Cucchi | 22 marzo 2012 alle 12:17
Ciao Simona, benvenuta sul nostro blog! Se hai un account Facebook puoi scrivere a Piquadro sulla loro pagina ufficiale: http://www.facebook.com/PIQUADRO.ITALY oppure visitare la pagina Customer Service del loro nuovo sito http://www.piquadro.com/it/help/servizio-clienti/ o ancora scrivere al servizio clienti customerservice@piquadro.it
Facci sapere com’è andata!
42.
Mario | 22 marzo 2012 alle 14:35
Tanto ti diranno che non è un problema ma il normale uso. E’ inutile contattare via tel il servizio clienti… non ti risponderanno mai!
43.
simona | 22 marzo 2012 alle 16:01
non voglio partire già scoraggiata,anche se ho un brutto presentimento: se non ritrovo lo scontrino ai loro occhi risulterei una semplice rottura di scatole da ignorare?
Intanto gli ho scritto una e-mail…vediamo se risponderanno.
44.
Stefano Cucchi | 22 marzo 2012 alle 16:08
Ciao Mario, benvenuto anche a te. Ti posso assicurare per esperienza diretta che Piquadro è molto attenta al servizio clienti e lavora costantemente per migliorarlo. Addirittura, l’amministratore delegato Marco Palmieri ha risposto a dei clienti direttamente su questo blog una decina di giorni fa: http://comunicazionedigitale.wordpress.com/2012/02/15/assistenza-piquadro-cronaca-di-un-borsello-ai-tempi-di-internet-guest-post/#comments
Sono molto attenti a quello che i clienti dicono di loro sul web, ascoltano e rispondono. Non mi stupirei che passasse nuovamente qui a scrivere una di queste sere.
Simona, puoi dire a Piquadro che sei in contatto con noi, visto che già ci conoscono
45.
Mario | 23 marzo 2012 alle 09:20
Stefano per mia esperienza ti posso dire che:
- via mail rispondono dopo qualche giorno;
- via tel non rispondono mai.
Simona facci sapere dopo quanto ti rispondono.
46.
simona | 23 marzo 2012 alle 09:44
Allora, la mail l’ho mandata ieri mattina (appena vi ho scovati e mi sono gasata tantissimo) ed ho ricevuto una cortese risposta nelle prime ore del pomeriggio dal sig.Matteo Bai, che mi ha chiesto di comunicargli il modello della mia borsa e l’indrizzo a cui farmi recapitare il moschettone di ricambio.
Il tutto senza pretendere nessuna spiegazione da me..io per correttezza, insieme ai miei estremi, gli ho inviato una foto della tracolla ed un dettaglio del pezzo rotto.
I presupposti sembrano ottimi…il seguito nelle prossime puntate (spero nei prossimi giorni)!
47.
kalissa2010 | 23 marzo 2012 alle 12:52
Questa PIQUADRO non finisce di stupirmi positivamente…
Forza Simona!
Complimenti per l’ottimismo!
48.
Stefano Cucchi | 23 marzo 2012 alle 13:37
Bentornata Kalissa! Hai letto il mio recente scambio con l’AD di Piquadro…? Credo che prossimamente farò un nuovo post il cui titolo potrebbe essere una cosa del genere: “E se Piquadro avesse un blog?”
49.
andrea travaglini | 24 marzo 2012 alle 17:06
Buongiorno a tutti, ho lo stesso identico problema del blogger e vorrei scrivere alla piquadro per avere informazione per ottenere, anche pagando, delle nuove fibbie. Tuttavia non trovo il modello della mia cartella nemmeno in internet visto che è trascorso qualche anno (4!). Mi pare, però, che sia identica a quella in foto ad inizio pagina, sebbene non si veda molto. qualcuno sa dirmi il modello o indirizzarmi verso un sito dove trovarla? grazie mille.
50.
Stefano Cucchi | 24 marzo 2012 alle 19:07
Ciao Andrea, grazie per il tuo commento. Hai già contattato il servizio clienti? Sono molto solleciti. Leggi il mio commento precedente in cui ho dato tutti i riferimenti a Simona.
51.
simona | 11 aprile 2012 alle 12:40
rieccomi!
dopo 20 giorni ed un solo sollecito, oggi ho ricevuto le mie nuove fibbie.Emozionata ed entusiasta come una bambina ho scartato il mio pacchetto..eccole li, sono 2, nuove e lucenti..che gentili, ne bastava una!!!!
Ho preso la mia tracolla “monca” e in un attimo sono crollata.
Ci sono delle cuciture che sigillano la fibbia rotta, connettendo saldamente i due strati in pelle a quello centrale (non so identificare il materiale “tipico” delle tracolle, cmq quello della foto).Mi auguravo avessero a disposizione delle fibbie con un meccanismo differente per questo genere di sostituzioni, che mi evitassero la scocciatura di dover scucire delle parti e , soprattutto, ricucirle (perchè se non dovessero venire precisamente al posto di quelle esistenti sarebbe un pastrocchio). Al gentile Matteo Bai dell’assistenza ho inviato un bel collage con foto e tanto di dettaglio del problema…mi aspettavo qualcosina di più da parte sua..ora ho due fibbie nuove “gratis” (wow) ma dovrò pagare a spese mie i lavori di “sartoria” !Dunque non finisce qui…questo pc portato a mano da 20 gg si sta facendo pesantissimo!!!!
52.
andrea travaglini | 15 aprile 2012 alle 14:31
Tutto risolto: contattato il servizio clienti che ha provveduto velocemente a recapitarmi gratuitamente le due fibbie di cui avevo bisogno. Ottima assistenza!
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kalissa2010 | 18 aprile 2012 alle 08:45
@ Stefano Cucchi
Ho letto il tuo “scambio” con l’AD di Piquadro ed ho ammirato moltissimo la tua abilità nella risposta garbata e la tua classe nel non raccogliere facili provocazioni: sei uno che la sa lunga!
Si, effettivamente, se “PIQUADRO AVESSE UN BLOG”…
54.
Stefano Cucchi | 19 aprile 2012 alle 14:39
Benissimo, Andrea. Grazie per la tua testimonianza!
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Stefano Cucchi | 19 aprile 2012 alle 14:40
…non ci sarebbe bisogno di usare questo blog per l’assistenza clienti
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kalissa2010 | 20 aprile 2012 alle 10:19
Acc!
Leggi pure il pensiero!
Anzi…i puntini di sospensione!
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Alex76 | 24 aprile 2012 alle 17:43
non per essere scortese e distogliere l’attenzione dallo scopo della discussione, ma per dar ragione al sig. Francesco. Magari 12 euro per fare una borsa sono veramente pochi (anche se in Cina), tuttavia se la borsa viene offerta al pubblico a 400, magari conoscendo la politica di raddoppio prezzi-negozio la metà di questi sono del negozio, l’altra metà -200 euro- vanno divisi +/- cosi: costo borsa made in cina euro 50 all inclusive, costo trasporto cina italia euro 10. (siamo a 60 euro). l’azienda…ci deve mettere il suo? facciamo che arriviamo a 120 euro.
quindi secondo i miei calcoli 120 euro, in negozio dovrebbero diventare 240 circa! ma non 400! Ah si c’è da pagare il nome e la pubblicità. Quella la paga l’incauto acquirente senza saperlo.
Dei 150 dipendenti italiani nessuno può essere messo a disposizione dei clienti per risolvere un problema post-vendita.
Saranno impegnati a vendere solamente?
Il Sig. Francesco ha detto bene, sarebbe meglio acquistare un prodotto Made in Italy, oppure trasformare i 3000 operai cinesi in 3000 operai italiani, ed invece di pagare il ” valore ludico ” di un oggetto spendere lo stesso i 400 euro sapendo però che i soldi pagati hanno fatto bene a noi italiani. Inoltre non ci sarebbero problemi di assistenza post-vendita.
Quando saranno spariti anche gli operai italiani di questo settore, un altro segmento della nostra arte italiana sarà morto.
…scusate ma visto che si parla tanto di crisi-italiana, bisogna sapere che qualche modo c’è per evitarla.